Intelligenza Emotiva al Lavoro

Come si definisce una persona “intelligente”? È il bambino che prende ottimi voti a scuola? È una persona velocissima a fare calcoli? O è una persona che sa entrare in relazione e mettersi nei panni degli altri?

Nella storia della psicologia si sono susseguite tantissime definizioni di “intelligenza”, per esempio il primo test di intelligenza viene creato nel 1905 dagli studiosi Stanford-Binet e misura il cosiddetto “QI” di una persona, ovvero l’indice di intelligenza.

Un altro test classico che tenta di misurare l’intelligenza di una persona è la scala Wechsler, utilizzata nelle varie versioni per bambini e per adulti. Questi test però misurano solamente i processi cognitivi di una persona, ovvero memoria, attenzione, linguaggio, capacità di fare calcoli e comprensione di un testo.

I test classici non misurano altre importanti capacità come, per esempio, quella di saper adattarsi a situazioni nuove, di controllare i propri stati d’animo e quelli degli altri. Si apre così un nuovo modo di intendere l’intelligenza.

I fondatori di questa corrente sono Salovey e Mayer che nel 1990 definiscono l’intelligenza emotiva come “la capacità che hanno gli individui di monitorare le sensazioni proprie e quelle degli altri, discriminando tra i vari tipi di emozione e usando questa informazione per incanalare pensieri ed azioni”.

Cinque anni dopo Daniel Goleman, psicologo statunitense, nel suo libro diventato famoso in tutto il mondo (“Intelligenza emotiva”) la definisce come “la capacità di identificare e gestire le proprie emozioni e le emozioni degli altri”.

L’intelligenza emotiva include tre grandi abilità, indispensabili per il successo personale e professionale:

  • la consapevolezza emotiva;
  • la capacità di saper sfruttare le emozioni e applicarle a vari compiti;
  • la capacità di saper gestire e controllare le proprie emozioni.

Se una persona è in grado di sviluppare e accrescere queste tre competenze sarà in grado di affrontare la vita al meglio.

Le emozioni infatti giocano un ruolo fondamentale nel raggiungimento degli obiettivi che ci si pone, possono giocare un ruolo positivo se sono motivanti e ci dirigono verso la nostra meta, ma anche ostacolarci se sono paralizzanti e negative.

Le difficoltà e i problemi sono momenti “normali” e inevitabili nella vita di una persona, in tutti gli ambiti da quello lavorativo a quello famigliare, ci possono essere ostacoli che ci sembrano insormontabili.

Tuttavia chi è “emotivamente intelligente” sa affrontare la vita con entusiasmo e perseveranza, grazie ad una buona dose di autoconsapevolezza e autocontrollo.

Abilità definite da Goleman come “la capacità di motivare sé stessi, di persistere nel perseguire un obiettivo nonostante le frustrazioni, di controllare gli impulsi e rimandare la gratificazione, di modulare i propri stati d’animo evitando che la sofferenza ci impedisca di pensare, di essere empatici e di sperare”.

L’intelligenza emotiva ha grandi riscontri sia sul piano intrapersonale che interpersonale, infatti oltre che capire e gestire le nostre emozioni, ci permette di entrare in empatia con gli altri.

Nei luoghi di lavoro i rapporti sia ti tipo orizzontale, ovvero quelli con i colleghi, sia di tipo verticale, quelli con i capi, hanno fondamentale importanza per il benessere di un lavoratore e per il raggiungimento degli obiettivi aziendali.

Essere empatici permette di assumere il punto di vista altrui e avere una maggiore sensibilità verso i sentimenti di un collega.

All’interno dei luoghi di lavoro, l’intelligenza emotiva aiuta la gestione dei rapporti interpersonali, migliora la capacità di risolvere i conflitti e di negoziare, migliora la sicurezza di sé e la capacità di comunicare con gli altri.

Ognuno di noi possiede un po’ di intelligenza emotiva, essa si sviluppa fin dai primi anni di vita nel rapporto con i genitori, che in un certo senso devono insegnare al bambino che cosa sono le emozioni, come si gestiscono, e quando è corretto esprimerle. Anche nell’età adulta si possono potenziare queste abilità di “alfabetizzazione emotiva” e le leve sulle quali preme sono:

  • autocontrollo, la capacità di controllare le proprie emozioni senza però reprimerle;
  • autoconsapevolezza, porre attenzione ai propri stati interni;
  • empatia, saper ascoltare gli altri senza giudicarli.

 Guarda il mio video YouTube sull’intelligenza emotiva al lavoro.

 

Dott. Andrea Miriello
Psicologo del lavoro e delle organizzazioni
Consulente, Formatore, Business Coach